Il Cavallino Bianco Blog
Da noi mangiare è ancora un piacereArchivio per rossi
Barone Pazzo, Primitivo del salento IGT

E’ un Primitivo dal colre rosso rubino con riflessi porpora.
I profumi ricordano i frutti di bosco e le spezie.
Vino dal palato fresco con un finale morbido e caldo dai tannini importanti e rotondi.
Nasce da vigne ad alberello vecchie di sessant’anni e matura in barrique di rovere francese per undici mesi e in bottiglia per tre mesi.
Abbinamenti: cacciagione e carni rosse.
Giacchè, Casale Cento Corvi
Il vino degli Etruschi.
Tipologia: I.G.T. rosso
Vitigni: giacchè
Titolo alcolometrico: 14%
Recuperato un altro vitigno autoctono laziale. Conosciuto localmente con il nome di Giacchè, o anche Ciambrusca (nome più generico quest’ultimo, con il quale nell’alto Lazio viene appellata la vite selvatica), è un vitigno che anticamente cresceva in modo spontaneo nella macchia mediterranea. Già conosciuto ed apprezzato dagli Etruschi, poi cantato da Virgilio nell’Eneide, il suo uso si era protratto sino agli inizi del secolo scorso, quando veniva vinificato in purezza o usato come uva da taglio, per dare più sostanza ai vini ottenuti da Sangiovese e Montepulciano. “Quando cadeva una goccia di Giacchè sulla tovaglia – racconta Fiorenzo Collacciani, titolare dell’azienda – non era più possibile eliminarne la macchia, tanto concentrato era il suo colore”. Il Giacchè infatti, nei suoi piccoli acini su grappolo spargolo, ha un contenuto polifenolico almeno doppio rispetto agli altri vitigni, ed il vino che se ne ottiene, come questa primizia di Casale Cento Corvi, ha un colore violaceo profondo, cupo e concentrato, con profumi particolarissimi di sottobosco e frutti a bacca scura in particolare quali visciola e prugna. Ancora fruttato al gusto, ma anche terroso e minerale, dalla carica tannica incredibile ma nel complesso ben smussata dal contenuto alcolico e glicerico, regala un finale persistente e saporito, decisamente “maschio” ma gradevole, interessante, unico.
E’ un vino da gustarsi almeno una volta nella vita, accompagnando piatti elaborati e decisi di carni rosse con intingoli o cacciagione; servito a 18°C in calici molto ampi.
Marteto morellino di Scansano docg

Azienda Agricola Bruni
Prodotto con uve di Sangiovese (85%) – Merlot, derivanti dai ns. vigneti più giovani, situati nella zona di denominazione ad una altitudine 150 m slm.
Dopo una cernita in campo, le uve seguono un processo di macerazione, a temperatura controllata, della durata di circa 10/14 giorni.
Superato l’inverno, il prodotto ottenuto, viene affinato in botti di acciaio, per alcuni mesi.
Di color rubino intenso, è un vino dai profumi fruttati, nobile ed elegante
Abbinamenti:Questo vino si sposa molto bene con piatti di carne, soprattutto pasta con sughi di carne. Ottimo l’accostamento con i secondi di carne al forno.
Brunello di Montalcino Riserva 1999

Brunello di Montalcino Az. Agr. “Paradiso”
Brunello di Montalcino Riserva 1999
Naso di terra e menta, classico e strappacore. Nobili sentori terziari lo innervano. Bocca di estrema coerenza, vera e senza fronzoli, con note evolute da una parte ma una acidità integrata e viva dall’altra. E’ brunello, verace e vecchio stampo.
Kantharos Rosso

kantharos rosso
Kantharos è il nome del vaso etrusco con due manici laterali utilizzato durante i simposi per bere il vino. Durante il periodo di maggior splendore della civiltà etrusca fu realizzato in bucchero, la tipica ceramica di colore nero ottenuta attraverso un particolare processo di cottura in forni privi di ossigeno, fabbricata tra la metà del VII secolo e gli inizi del V secolo prima di Cristo. Il kantharos lo si ritrova in numerose raffigurazioni pittoriche di pareti di tombe etrusche che ne testimoniano l’utilizzo, e che insieme testimoniano l’attenzione data al vino da parte degli aristocratici del tempo, che nella elitaria bevanda vedevano uno dei caratteri più qualificanti del loro status.
Kantharos è anche il nome dell’ultimo vino nato in Casale Cento Corvi: un vino non filtrato, che non fa legno, che è solo “frutto del proprio frutto”, e che non ha subito quindi, né interferenze, né aliene intrusioni. E’ limpido, lucente ed insieme impenetrabile, tale da creare nel calice l’effetto occhiale a specchio. La consistenza è piena, ed il calice resta grasso e lievemente granato al passaggio del prezioso liquido. E’ intenso al naso dove si esprime ricco dei suoi profumi che sembrano emergere da un letto di fogliame secco estivo: frutti di bosco scuri e maturi, poi dolci ed insieme piccanti note speziate, di pepe nero e di bacche mediterranee quali mirto e ginepro. Con l’ossigenazione il fogliame si fa tabacco biondo, ed i frutti di bosco tendono alla loro confettura, di more in particolare. In bocca è suadente, ha passo morbido e vellutato, trama tannica rotonda ed opulenza. Quasi non sembra un vino la cui maturazione è stata raggiunta senza l’ausilio di contenitori in legno, se non fosse per l’assoluta pulizia e precisione dei profumi. Nessuna asperità ne disturba lo sviluppo durante la masticazione, e la stessa sapidità assorbita dal territorio, non fa che conferirgli equilibrio. Il finale, di buona persistenza, coerente con l’olfatto ed appena ammandorlato, ne conferma l’armonia raggiunta. Pronto a bersi quindi, indovinato già al primo tentativo, E’ un vino che merita di essere accostato a secondi piatti importanti di carni rosse cucinate o selvaggina: stufato di cinghiale, anche coda alla vaccinara; servito a 18°C circa, in calici molto ampi ed alti… o in un kantharos.